Le grandi potenze del Novecento - Francia

Dopo il periodo di Napoleone, in Francia era tornata una monarchia costituzionale. Re liberali e re conservatori si erano alternati al trono, finché nel 1848 gli insorti avevano proclamato la repubblica, alla cui presidenza era stato eletto Luigi Bonaparte. Egli in pochi anni si fece proclamare imperatore col nome di Napoleone III (alleato del Piemonte per la Seconda e la Terza Guerra di Indipendenza).

Cercò di rendere grande la Francia partecipando alle guerre del suo tempo, scontrandosi con l'Austria e con la Prussia. Quest'ultima lo sconfisse, gli fece perdere il potere e costrinse la Francia a pagare una forte indennità di guerra e a cedere due regioni economicamente importanti al confine (Alsazia e Lorena). La Francia si sentì umiliata e maturò un desiderio di rivincita (“revanscismo”).

Tornò la repubblica che, dopo la breve esperienze della Comune di Parigi, fu guidata dalla borghesia moderata e promosse molte riforme sociali e cercò di espandere i possedimenti coloniali.

Le grandi potenze del Novecento - La Germania

Il popolo tedesco era suddiviso tra Prussia, Impero Austro-Ungarico e una miriade di piccoli stati, raccolti nella Confederazione Tedesca, nata dopo il Congresso di Vienna. Anch'esso ambiva all'unità, come era successo in Italia.

La Prussia ero lo Stato più potente, sia militarmente che economicamente. Guidata dal re Gugliemo I e dal primo ministro (“cancelliere”) Otto von Bismarch, essa iniziò una politica di annessione. Dapprima si alleò con il Regno d'Italia e si scontrò con l'Austria, lo Stato rivale, che venne sconfitta con la “guerra austro-prussiana” del 1866 (battaglia di Sadowa – terza guerra di indipendenza italiana). La Prussia venne poi attaccata dalla Francia, preoccupata per la sua crescente potenza. La Prussia sconfisse anche la Francia nel 1870, facendo crollare l'impero di Napoleone III (annessione dello Stato Pontificio da parte dell'Italia). Essa divenne così potente che potè unificare tutti gli Stati tedeschi nell'Impero Tedesco (Reich). Il re Guglielmo I ne divenne imperatore; l'Austria non ne faceva parte .

L'impero tedesco terminerà nel 1918, anno della sua trasformazione in una Repubblica (“Repubblica di Weimar”) dopo la sconfitta subita nella Prima Guerra Mondiale.

Le grandi potenze del Novecento - Il Giappone

Il Giappone era governato da un imperatore che aveva solo un potere formale: il potere reale risiedeva nelle mani di un generale (shogun) che lasciava la carica ai propri discendenti. Dal XVII sec. tale carica era nelle mani della dinastia Tokugawa.

La società giapponese era di tipo feudale: un piccolo gruppo di proprietari terrieri, devoti all'imperatore, amministrava i terreni sui quali lavoravano schiere di contadini. La nobiltà minore esercitava il mestiere di soldato (samurai).

L'economia, prevalentemente agricola, era autosufficiente. Erano nate alcune manifatture, ma non era ancora giunta la rivoluzione industriale. Era vietato commerciare a quasi tutte le nazioni straniere.

Da tempo le nazioni occidentali cercavano di “forzare” questo divieto. Nel 1853 alcune navi statunitensi (chiamate “navi nere” per il loro aspetto) attraccarono nel porto di Nanchino e pretesero il permesso di commerciare. Lo shogun, spaventato, lo concesse, ma questo segnò la fine del suo potere.

Salì infatti al trono l'imperatore Mitsuhito (?), chiamato l'Illuminato (Meiji), che iniziò una serie di riforme. Tolse potere allo shogun e trasformò l'impero in una monarchia costituzionale; abolì i diritti feudali, rese obbligatoria l'istruzione e la leva militare; abolì il buddismo e impose lo scintoismo; avviò l'industrializzazione.

Tuttavia, a differenza dell'Europa, le fabbriche furono create dallo Stato; vi lavoravano ex contadini ed ex nobili, che mantennero la laboriosità e l'obbedienza della precedente società feudale (“capitalismo feudale”). La rivoluzione industriale non produsse una “questione sociale”. Anche per questo, a inizi '900, il Giappone divenne una potenza mondiale, capace di sconfiggere la Russia.